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Premessa

In queste pagine abbiamo cercato documentare la tragica storia delle foibe recuperando le informazioni dai non numerosi libri e articoli che sono stati scritti sull'argomento, consapevoli di muoverci su un terreno “minato”. Da un lato la parola “foibe” non è ancora ben conosciuta dalla cultura storica collettiva; che riconosce pił facilmente i termini di olocausto o genocidio e le tragiche sorti della comunità ebraica volute dal nazismo e dal fascismo; dall'altro i crimini commessi in Istria e Dalmnazia tra 1943 e 1945, coinvolgendo soggetti diversi, hanno sempre favorito strumentalizzazioni politiche o nazionalistiche di quegli eventi.
Nel 2004 il governo Berlusconi e ampia parte dell'opposizione approvarono la proposta di legge dell'Onorevole Roberto Menia, deputato di Alleanza Nazionale, che propose di commemorare le vittime delle foibe e l'esodo itriano ogni anno il 10 febbraio: “giorno del ricordo”.


Il parere degli storici

Negli ultimi anni il “caso foibe” ha suscitato un rinnovato interesse da parte degli storici italiani. Sono state condotte numerose ricerche che hanno tentato di chiarire e completare il complesso intreccio di eventi. Di questi ne citiamo solo alcuni: Giacomo Scotti, Roul Pupo, Gianni Oliva, Guido Rumici, senza dimenticare Gaetano la Perna, Arrigo Petacco e Guido Crainz. Sfogliando le pagine dei loro libri è facile notare come ognuno ponga un particolare accento su un argomento diverso. Alcuni definiscono i fatti del 1943 e 1945 come un «genocidio» o una «pulizia etnica» altri come conseguenze di una «insurrezione popolare». Vi è poi tragica e un pò sconcertante diatriba sulla stima delle vittime: chi dice che nelle cavità carsiche finirono centinaia di persone, chi migliaia. Vi sono coloro che accusano puntando il dito sui partigiani jugoslavi e non danno ugual rilevanza al passato che li vide succubi del regime fascista. Vi sono, poi, coloro che, per decenni, non hanno voluto ricordare e portar giustizia alle migliaia di persone che si videro costrette a fuggire dalla terra natia.
Tali differenze, lungi dall'essere nocive alla ricerca storica, costituiscono la natura stessa del lavoro dello storico, che legge quanto elaborato prima di lui, riesamina le fonti e propone una sua interpretazione del fenomeno. Il lavoro di divulgazione che qui si è condotto non è ovviamente esente dal presentare un suo “punto di vista”, perché l'obiettività assoluta è impossibile da raggiungere. Si è cercato tuttavia di non dare un appoggio di parte all'una o all'altra linea interpretativa, di riportare una sintesi delle interpretazioni che si è ritenuto maggiormente fondate e, di conseguenza, di fornire anche la lettura delle fonti principali da cui queste interpretazioni traggono fondamento. La speranza è quella di rilanciare l'interesse sulle foibe in modo che, nelle future edizioni dei libri di storia, la divulgazione non faccia eccessivo riferimento ad interessi o spinte politiche correnti o che, per paura di cadere nella trappola della strumentalizzazione, non diventi troppo reticente. Di seguito riportiamo una parte del discorso tenuto il 10 febbraio 2007 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del “Giorno del Ricordo”

[...] E va ricordata – torno alle parole del Professor Barbi – la “congiura del silenzio”, “la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell'oblio”. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell'aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali.[...]

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Cronache di oggi: il caso degli immobili

Per far capire meglio quanto sia ancora vivo oggi il distacco tra la comunità italiana e quella slava, riportiamo una notizia ANSA datata 10 aprile 2006

(ANSA) - BRUXELLES, 10 APR - L'Unione europea rimprovera ufficialmente la Croazia per i limiti imposti all'acquisto di immobili da parte di cittadini di stati membri dell'UE, limite che viene esercitato in particolare nei confronti degli italiani. È quanto emerge dalle conclusioni del Consiglio di associazione tra UE e Croazia conclusosi oggi a Lussemburgo. La Croazia continua tuttavia a ritenere di rispettare i suoi impegni con l'Unione europea. “Applichiamo il principio di reciprocità. I cittadini di tutti gli stati membri possono comprare immobili in Croazia sulla base dei diritti che i cittadini croati hanno negli stati in questione”, ha commentato il ministro degli esteri croato Kolinda Grabar Kitarovic durante la conferenza conclusiva del Consiglio. “Non abbiamo alcuna prova dalla Croazia che qualche stato membro non rispetti il principio di reciprocità”, ha risposto il rappresentante della Commissione europea che ha partecipato alla conferenza. “Pensiamo quindi – ha aggiunto – che il principio di reciprocità non sia applicato in modo appropriato” dalla Croazia. L'articolo 60 dell'accordo di stabilizzazione e associazione che regola le relazioni tra UE e Croazia in vista dell'adesione di Zagabria all'UE, sancisce esplicitamente l'obbligo per la Croazia di consentire l'acquisto di immobili da parte di tutti i cittadini europei. Il ministro ha però tenuto a sottolineare che tale accordo prevede un periodo di transizione fino al 2009 per adeguare la legislazione croata. (ANSA) KVW 10/04/200620:19

Questo è un esempio di come, da parte croata, non vi sia una chiara apertura alla comunità: dopo ben 60 anni, prossimi a dichiararci europei, non solo a parole, ma anche formalmente con una costituzione, le distanze sociali tra popoli, territorialmente vicini, sono ancora radicate negli individui.

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Cronache di oggi: crisi diplomatica

Maggiore scalpore hanno destato le forti polemiche tra Italia e Crozia che molti giornali hanno riportato in questo mese di Febbraio, anno 2007. La crisi nasce dopo l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occassione della celebrazione del “Giorno del Ricordo” in cui dichiara:

[...] Da un certo numero di anni a questa parte si sono intensificate le ricerche e le riflessioni degli storici sulle vicende cui è dedicato il “Giorno del Ricordo” : e si deve certamente farne tesoro per diffondere una memoria che ha già rischiato di esser cancellata, per trasmetterla alle generazioni pił giovani, nello spirito della stessa legge del 2004. Così, si è scritto, in uno sforzo di analisi più distaccata, che già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell'autunno del 1943, si intrecciarono “giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento” della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia. Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”. Quel che si può dire di certo è che si consumò - nel modo più evidente con la disumana ferocia delle foibe - una delle barbarie del secolo scorso. Perchè nel Novecento - l'ho ricordato proprio qui in altra, storica e pesante ricorrenza (il “Giorno della Shoah”) - si intrecciarono in Europa cultura e barbarie. E non bisogna mai smarrire consapevolezza di ciò nel valorizzare i tratti più nobili della nostra tradizione storica e nel consolidare i lineamenti di civiltà, di pace, di libertà, di tolleranza, di solidarietà della nuova Europa che stiamo da oltre cinquant'anni costruendo. È un'Europa nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espressosi nella guerra fascista a quello espressosi nell'ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia, un'Europa che esclude naturalmente anche ogni revanscismo.[...]

Il presidente della Repubblica Croato Mesic si è risentito, in particolar modo, delle frasi che abbiamo evidenziato. Di seguito riportiamo le sue dichiarazioni che hanno acceso la dura polemica ed hanno dato vita ad un caso diplomatico:

Il presidente della Repubblica, Stjepan Mesic, è spiacevolmente sorpreso dal contesto e dal tono delle ultime dichiarazioni che provengono dal vertice statale della vicina Italia, e non solo si riferiscono ad alcuni aspetti della storia recente, ma ledono anche i rapporti attuali della Repubblica italiana e della Repubblica croata.
Queste dichiarazioni, nelle quali è impossibile non guardare agli elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico, certamente sono molto difficili da inserire nel desiderio dichiarato di avanzamento dei rapporti bilaterali dei due Paesi. Il presidente Mesic di recente in più occasioni ha detto molto chiaramente che bisogna condannare i singoli crimini commessi dalla parte vincente durante e dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Si è impegnato, tuttavia, per un'osservazione ampia del contesto storico e si è opposto al sottacere dei fatti, ed anche alla trasformazione dei perdenti storici in vincitori storici.
Il presidente della Repubblica considera sconcertante e potenzialmente estremamente pericoloso porre in questione l'Accordo di pace firmato dall'Italia nel 1947. Bisogna ricordare a qualcuno cosa provocò l'arringa contro l'accordo di pace di Versailles, con il quale fu conclusa la Prima guerra mondiale? Per la Repubblica di Croazia è assolutamente inaccettabile qualsiasi messa in questione dell'Accordo di Osimo, stretto tra la Jugoslavia e l'Italia, assunto dalla Repubblica di Croazia come uno dei successori della ex federazione. Il presidente Mesic crede fermamente nella necessità di un ulteriore sviluppo dei rapporti amichevoli fra Italia e Croazia e nella prosperità di questi rapporti - non solo nell'interesse dei due Paesi, ma anche dell'Europa che si sta unendo. Contemporaneamente Egli crede necessario alzare una voce di protesta contro ogni tentativo di mettere in dubbio, per qualsiasi motivo e dietro qualsiasi scusa, le basi sulle quali si costruisce l'Europa unita, e fra le quali l'antifascismo ha un posto prominente.

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Cronache di oggi: reazioni della classe politica italiana

Alle dichiarazioni di Mesic un coro quasi unanime, da parte di tutte le fazioni del nostro parlamento, si è levato a sostegno del Presidente Napolitano. Esponenti di sinistra come D'Alema e Fassino hanno rispettivamente dichiarato:

Stupore e deplorazione per le inaccettabili dichiarazioni Reazione immotivata. Nessuno mette in discussione il trattato del 1947 o gli accordi di Osimo

Parole inaccettabili. Mostrano una preoccupante incapacità di guardare alle tragedie della storia senza pregiudizi, riaprendo ferite dolorose

Oppure le dichiarazioni di un esponente di destra quale Fini

Mesic offende Napolitano ma anche la veritą. Inaccettabili e gravi, le sue parole hanno una logica ultranazionalista indegna di un Paese amico dell 'Italia

Dichiarazioni riportate su più giornali tra cui l'Unità in data 13 febbraio 2007

Vi sono poi le dichiarazioni del Senatore a vita Cossiga, di certo non un esponente della sinistra radicale, riportate sul Riformista in data 13 febbraio 2007. Dichiarazioni che tentano di dare giustizia «pronunziando eque condanne»

Sarebbe bene ricordare le persecuzioni fasciste contro le minoranze slovena e croata e la repressione italiana contro la Resistenza jugoslava dopo l'ignobile aggressione fascista a questo stato. Dico questo – scrive Cossiga – non certo per giustificare lo scempio delle foibe ma per pronunziare eque condanne. Onore a Napolitano ma non sarebbe male che visitando Trieste, onori le Foibe, onori la Risiera di San Sabsa, e non dico vada, ma almeno mandi un fiore alla lapide in ricordo dei giovani d'etnia slovena in provincia di Trieste fucilati da un reparto delle forze armate italiane per aver rifiutato di prendere le armi contro la propria gente.

Infine troviamo opportuno riportare l'appello di Riccardo Illy, presidente del Friuli–Venezia–Giulia. Un appello a cui vogliamo dare particolare rilevanza per il contenuto che porta ed a cui, speriamo, abbia seguito pratico. Riportato dal Tirreno in data 14 febbraio 2007

[...] Ritengo che quello che emerge è un' assenza di memoria condivisa di quella storia delle nostre terre. Dovremmo affidare il compito a tre storici, italiano, sloveno e croato, proprio per una ricostruzione che poi venga condivisa innanzi tutto a livello politico e poi da tutti i cittadini.

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