Sono due verbali scritti da Edvard Kardelj, leader dei comunisti sloveni, stretto collaboratore di Tito. Uno del del 28 agosto 1944 e l'altro del 7 marzo 1945
28 agosto 1944
Occupare per primi. Tenere preparato tutto l'apparato! Dappertutto, il più possibile, bandiere slovene e jugoslave. A eccezione di Trieste, non permettere in nessun altro posto manifestazioni italiane! Soltanto dove rappre¬sentano qualcosa come gruppo antifascista [...] Rinforzare I'OZNA. Una formazione forte. Dalle formazioni militari regolari in OZNA - che anche opera come polizia! Provvedere ad assumere il potere subito, subito assicurare l'ordine, liquidare subito la Bela Carda! Provvedere già adesso tutto per le città! Lubiana, Gorizia, Trieste, Klagen-furt. [...] Gruppi dell'OZNA a Trieste, Gorizia più forti possibile. Pulire in dimensione limitata, che non risulti un uccidersi reciproco.
7 marzo 1945
Ci sarà lo sbarco alleato, essi avranno il potere militare, noi quello civile e di polizia. [...] A Trieste organizzare l'insurrezione dal di dentro. Rafforzare i legami con gli italiani. Preparare per Trieste il personale qualificato la polizia. In 28 ore bisogna mettere in funzione tutto l'apparato, prelevare tutti i reazionari e condurli qui, quigiudicarli là non fucilare. [...] A Trieste instaurare l'ordine, mettere in moto tutte le aziende nel comitato del potere a Trieste gli italiani siano solo comunisti. Un forte potere poliziesco.
Si è visto, invece come i dispacci del Partito comunista yugoslavi, datati 29 e 30 Aprile, delineassero intenzioni più estreme.
torna suNell'area di Basovizza una cavità, chiamata Pozzo della Miniera, fu usata dai partigiani jugoslavi, in particolare tra il 3 e il 7 maggio 1945, per l'eliminazione di italiani. Tre testimoni oculari hanno dichiarato che gruppi da 100 a 200 persone sono state precipitati o fatti saltare di sotto. Le vittime dovevano saltare oltre l'apertura della foiba (larga circa dodici piedi) e veniva detto loro che avrebbero avuto salva la vita se ce l'avessero fatta. I testimoni riferiscono che, sebbene qualcuno fosse riuscito nel salto, più tardi fu egualmente fucilato e scaraventato di sotto. Si dice che un commissario iugoslavo abbia dichiarato che più di 500 persone sono state precipitate nel pozzo ancora vive.
Le seguenti -testimonianze riguardano due sacerdoti del posto.
1. Le persone che sono state gettate nella foiba all'inizio di maggio erano state giustiziate per ordine espresso del tribunale militare della IV armata, che all'epoca era a Basovizza; essi agivano secondo gli ordini del generale Peter Drapsin, il cui quartier generale era a quel tempo a Lipizza, vicino Basovizza.
2. Don Malalan dichiarò che tutte le persone gettate nella voragine erano state regolarmente processate e avevano ciascuna almeno tre testimoni contro di loro.
3. Tutti gli agenti di questura che gli jugoslavi erano stati in grado di catturare a Trieste erano stati gettati nella foiba.
4. Don Malalan espresse l'opinione che essi avevano largamente meritato la fine che era loro toccata. Egli dichiarò anche che era inesatto che tutte le vittime fossero state gettate vive nella voragine perché la maggior parte di loro era stata fucilata nel modo corretto prima di essere gettata dentro.
5. Il 2 maggio don Malalan (prete filo–slavo) andò a Basovizza dove suo fratello era commissario e gli fu chiesto di essere presente all'esecuzione di tutti quei criminali che era stato possibile catturare a Trieste. Egli rifiutò.
Testimonianza del sacerdote di Corgnale.Il 10 agosto l'informatore visitò Corgnale e intervistò don Scek. Don Scek È un furibondo anti–italiano. Egli fece le seguenti dichiarazioni a proposito delle esecuzioni a Basovizza.
1. Che tutte le esecuzioni portate a compimento dagli ufficiali della IV armata erano perfettamente regolari.
2. Il 2 maggio egli andò a Basovizza poichè il prete di quel villaggio non era presente per officiare alle sepolture di alcuni partigiani.
3. Mentre era lì vide in un campo vicino circa 150 civili che «dalla loro faccia, era possibile riconoscere quali membri della Questura». La popolazione voleva giustiziarli sommariamente, ma gli ufficiali della IV armata si opposero.
4. Queste persone furono interrogate e processate alla presenza di tutta la popolazione, che le accusava. Appena uno di loro veniva interrogato, quattro o cinque donne gli si scagliavano contro, accusandolo di aver ucciso o torturato qualcuno dei loro parenti, o di aver incendiato le loro case. Le persone accusate furono prese a calci e bastonate e sempre ammisero i loro crimini. Quasi tutti furono condannati a morte. Quelli che non furono condannati a morte vennero comunque lasciati insieme agli altri.
5. Tutti i 150 civili vennero fucilati in massa da un gruppo di partigiani. I partigiani erano armati con fucili mitragliatori e, in seguito, poichè non c'erano bare, i corpi vennero gettati nella foiba di Basovizza.
6. Quando l'informatore chiese a don Scek se era stato presente all'esecuzione o aveva sentito gli spari, questi rispose che non era stato presente ne aveva sentito gli spari.
7. Il 3 maggio don Scek andò di nuovo a Basovizza e vide nello stesso posto circa 250-300 persone. La maggior parte erano civili. C'erano soltanto circa 40 soldati tedeschi.
8. Anche queste persone vennero uccise dopo un processo sommario. Nella maggior parte erano civili arrestati a Trieste durante i primi giorni dell'occupazione.
9. Don Scek dichiara che erano quasi tutti membri della Questura.
10. Egli nega di aver amministrato i Sacramenti ad alcuno di essi come chiesto da don Malalan di Sant'Antonio in Bosco, poichè «non ne valeva la pena».
11. Don Scek dichiara che nella foiba furono gettati anche i cadaveri di soldati tedeschi e i corpi morti di alcuni cavalli.