I dispacci citati costituiscono una sorta di guida alla politica repressiva attuata a Trieste e Gorizia dalle autorità iugoslave. Va sottolineato il giudizio che qualifica l'insurrezione del Corpo volontari della libertà, concorrenziale a quella promossa dalle organizzazioni filo-jugoslave, come atto di guerra civile.
29 aprile 1945
Tutte le unità non tedesche e l'intero apparato amministrativo e di polizia a Trieste vanno considerati nemici e occupatori. Impedite che si proclami qualsiasi potere che si definisca come antitedesco. Tutti gli elementi italiani di questo tipo possono soltanto consegnarsi e capitolare all'armata jugoslava di liberazione. Tutto ciò che agisca contro di essa è esercito di occupazione e in questo senso la vostra linea (mobilitazione di masse italiane) è corretta.
29 aprile 1945
Smascherate ogni insurrezione che non si fondi sul ruolo guida della Jugoslavia di Tito contro l'occupatore nel Litorale, sul Comando di città, sulla cooperazione fra italiani e sloveni, consideratela un sostegno all'occupatore e un inizio di guerra civile.
torna su30 aprile 1945
Tutti gli elementi ostili devono essere imprigionati e consegnati all'OZNA che avvierà il processo. Va seguito il principio di non concedere subito troppa democrazia, dal momento che più tardi sarà più facile ampliarla che ridurla.
Testimonianza dell'arrivo delle truppe titine a Trieste.
torna suPassa in fila indiana una turba indescrivibile. Uomini laceri, in babbucce o a piedi nudi, ognuno vestito in modo diverso. C'era anche qualche divisa, i calzoni o la giacca di qualche divisa, ora italiana, ora tedesca, ora di un marrone che non si sa se jugoslavo o americano, ma i pił reggono le armi su vecchi abiti da contadino, o grigi o scuri [...]. Contadini, boscaioli, pastori. Posso in questo momento, mentre li guardo, anche comprenderli.
Tra le testimonianze raccolte di recente da Marco Coslovich.
Io ero del Corpo Volontari della Libertà. Ho dovuto strappare il tricolore, scappare e nascondermi durante i «Quaranta giorni» di Tito.
Entrano gli slavi il primo maggio. Non le dico quello che è successo in città il primo maggio. La gente che scappava e non sapeva dove andare. Questi slavi non capivano niente, erano pericolosi, sparavano a man salva contro le finestre, dove vedevano la bandiera tricolore.
torna suL'impressione barbarica che davano i partigiani di Tito derivava soprattutto dal vestiario dei contadini dei dintorni [...] davano l'impressione di un esercito straniero, un esercito che veniva da un altro mondo, neanche dall'Istria.