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Il caso, ancora dibattuto dalla storiografia, del campo di concentramento di Arbe

Nel lager di Arbe morirono 2000 persone circa, per la maggior parte vecchi e bambini, e la principale causa fu la fame. Il 15 dicembre 1942, infatti, Emilio Grazioli, Alto Commissario per la provincia di Lubiana, inviò un medico in visita al campo di Arbe il quale denunciò che gli internati «presentavano nell'assoluta totalità i segni più gravi dell'inanizione da fame». Risposta del generale Grazioli fu «Logico ed opportuno che campo di con¬centramento non significhi campo d'ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo». Ma ancora oggi il debole legame tra ragione e verità viene spesso cancellato. Così un certo Dino Papo sul "Piccolo" di Trieste del 23 febbraio 2005 scrive, in rsposta ad una lettera di Klavdij Cibic (pubblicata dal giornale il 12 febbraio):

Si dice profondamente colpito dalla lettera firmata da Klavdij Cibic riguardo la morte di diversi bambini sloveni e croati nel campo internamento di Arbe[...] Cibic travisa gravemente la verità, semina con ciò "odio e intolleranza". [...] Non intendo porre alcun dubbio sulla veridicità riguardo i dati dei bambini morti nel campo di internamento di Arbe, piccola isola dell'alto Quarnero, ma assolutamente non "lager" come denominato dal signor Cibic. Pparlare di uccisione di bambini innocenti supera ogni limite di corretta e civile interpretazione dei fatti. [...] Ad Arbe erano internati molti politici sloveni e croati; tra questi, famiglie intere che avevano chiesto protezione perché invise al regime comunista di Tito, nonché ebrei, per lo più sottratti alla cattura da parte delle truppe «ustascia» croate di Ante Pavelic, più feroci delle SS di Hitler. Parecchi internati del campo di Arbe, tra cui diversi ebrei, vennero accolti e premurosamente curati nell'Ospedale Militare LVI O.C. di Abbazia, ove prestavo servizio quale ufficiale, allorché una commissione inviata sul posto aveva accertato malvessazioni e conseguenti casi di denutrizione.

Come sottolinea Giacomo Scotti in “Dossier foibe”, gli Ebrei e gli intelletuali superstiti di quel campo formarono successivamente un brigata aprtigiana che si inserì nell'esercito di Tito.
La risposta di una sopravvissuta alle sofferenze di quel lager, Nada Milic, è stata pubblicata sullo stesso giornale triestino al 4 marzo 2005, così scrive:

Gli 11.606 internati civili sloveni e croati morti nei sessantasette campi di internamento voluti dal Duce, vittime innocenti di una strategia di disumanizzazione e di annientamento realizzata sull'isola di Arbe/Rab [...] non hanno oggi nessuno che li difende o che si ricordi di loro.[...]
L'internamento nel campo di Arbe/Rab, iniziò nel giugno del 1942, con l'installazione di un migliaio di tende a sei posti. Il campo dipendeva dalla Seconda armata, ed era diretto dal comandante del presidio dell'isola, il tenente colonnello dei carabinieri Vincenzo Cuili. Al servizio di “guardia e sicurezza” furono impiegati duemila fra soldati e carabinieri. Le condizioni di vita nel campo erano estremamente penose, contrassegnate dalla fame, dal freddo e dal sovraffollamento. Durante i temporali più di una volta la poggia intasò le latrine, e il letame si versò fra le tende. La razione di pane non superava gli 80 grammi al giorno. Il campo rimase operativo per 13 mesi, fino al settembre del 1943, quando ci fu l'armistizio, ma in questo periodo la mortalità raggiunse il 19 per cento, mentre nel campo sterminio di nazista di Buchen-wald fu “soltanto” del 15 per cento. [...] Ma sappiamo che per crimini di guerra nessun italiano, militare o civile, è mai stato condannato. L'Italia ha sulla coscienza anche una sua “Norimberga italiana” che non c'è stata.

Lettera dell'Alto Commissario Grazioli, datata 15 dicembre 1942:

II medico provinciale [...] ha constatato che tutti senza eccezioni mostrano sintomi del più grave deperimento e di esaurimento, e cioè: dimagramento patologico, completa scomparsa del tessuto grasso nella cavità degli occhi, pressione bassa, grave atrofia muscolare, gambe gonfie con accumulo di acqua, peggioramento della vista (retinite), incapacità di trattenere il cibo, vomito, diarrea o grave stipsi, disturbi funzionali, autointossicazione con febbre.

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