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In Politica di confine ("Italia", VII, nn. 6-7-8, giugno-agosto 1929) il giornalista del regime L. Ragusin-Righi scrisse

L'opera di colonizzazione ha tre aspetti principali: prima di tutto l'epurazione deve ridare alla popolazione allogena il suo aspetto genuino [...]. In secondo luogo viene la colonizzazione che si può chiamare Stato, costituita dalla opportuna dislocazione di scelti funzionari italiani [...].Infine viene la saturazione completa.


27 Giugno 1927 dal giornale "Popolo di Trieste"

I maestri slavi, i preti slavi, i circoli di cultura slavi eccetera, sono tali anacronismi e controsensi in una regione annessa da ben nove anni e dove non esiste una classe intellettuale slava, da indurre a porre un freno immediato alla nostra longanimità e tolleranza.

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Nel 1939 l'opera di nazionalizzazione non è ancora terminata

Italo Sauro consigliere speciale per le questioni slave presso il Governo italiano scrive al duce:

Non si può pensare di procedere alla soluzione del problema slavo nella Venezia Giulia in forma totalitaria come si sta facendo nell'Alto Adige. La massa degli slavi nella Venezia Giulia ammonta a cifre tali da non poter concepire una emigrazione di polazione senza disporre di grandi mezzi finanziari e di un'accurata organizzazione di masse agricole nuove per evitare il crollo delle economie locali con danno per la Nazione. Dovrebbe essere sufficiente provocare l'emigrazione delle masse intellettuali e medie più turbolente, perchè il popolo preferisce sempre rimanere e con l'andar del tempo si assoggetta alla nostra lingua e alle nostre leggi. È naturale che in questo caso bisogna agire con decisione [...] perseguendo con accanimento la snazionalizzazione di queste popolazioni.

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