Le foibe del 1945 rispetto alle foibe del 1943 hanno una maggiore disponibilità di fontiche consente di poter incrociare i dati raccolti sia da parte italiana con i documenti conservati negli archivi inglesi, americani e sloveni. Bisogna però segnalare che presso gli archivi di Belgrado sono contenuti documenti importanti relativi al comportamento della quinta armata jugoslava, che non sono stati ancora resi accessibili.
Nei primi giorni del maggio 1945 i partigiani jugoslavi del nono corpo d'armata e le unità del quarto corpo di armata occuparono tutto il Friuli Venezia Giulia accogliendo la resa dei soldati tedeschi e dei fascisti della Repubblica di Salò. Rispetto che al resto d'Italia, come ci racconta Quarantotti in “Primavera a Trieste”, «sfila la misera turba e non si apre un finestra, non sventola una bandiera, non corre un triestino a gridare evviva sulla via». Infatti pochi erano gli italiani che gioirono, sapevano che la bandiera partigiana che li aveva liberati non era solo italiana ma anche slava. Vi fu così non solo il rovesciamento dei poteri di carattere istituzionale e statale, ma anche un mutamento etnico-politico che continua fino ai giorni nostri.
Alcuni militari nazisti e fascisti furono internati nei campi di concentramento di Borovnica, altri, specialmente nella prima decade del mese, furono uccisi sul posto dalle truppe titine e dai partigiani italiani. Furono catturati poi esponenti del partito fascista, i militari delle forza pubbliche come: carabinieri, guardia di finanza e guardia civica. Ma, fatto che dovrebbe destare maggior scalpore, i partigiani jugoslavi, comandati da Tito, carcerarono anche i rappresentanti dei CNL di città come Trieste, Gorizia, Fiume.
Le truppe titine rimasero a Trieste dal 2 maggio fino ai primi giorni del giugno 1945. Dopo quaranta giorni a seguito dell'accordo di Belgrado, Trieste Gorizia e Pola rimasero nelle mani delle truppe angloamericane mentre il resto della Venezia Giulia era amministrato dai partigiani jugoslavi. La popolazione di Trieste, memore delle foibe del 1943, non gioì quando vide sventolare in cima all'asta del municipio la bandiera jugoslava. L'OZNA, la polizia politica e di sicurezza, in base al mandato conferitole dal Partito comunista sloveno (Documenti-6) , si impegnò ad arrestare tutti i “nemici del popolo” presenti nelle liste di nomi che partigiani slavi ed italiani avevano compilato per indicare persone che, nel passato, avevano collaborato o rivestito cariche fasciste. L'OZNA, però, forte del suo mandato,
[Impedite che si proclami qualsiasi potere che si definisca come antitedesco. Tutti gli elementi italiani di questo tipo possono soltanto consegnarsi e capitolare all'armata jugoslava di liberazione. Tutto ciò che agisca contro di essa è esercito di occupazione e in questo senso la vostra linea (mobilitazione di masse italiane) è corretta[...] Smascherate ogni insurrezione che non si fondi sul ruolo guida della Jugoslavia di Tito contro l'occupatore nel Litorale, sul Comando di città, sulla cooperazione fra italiani e sloveni, consideratela un sostegno all'occupatore e un inizio di guerra civile.]
arrestò anche alcuni membri delle brigate partigiane italiane dipendenti dal CNL (Comintato Nazionale di Liberazione) di Trieste, i cui combattenti furono considerati alla stregua dei militari nazisti o militanti fascisti. Il motivo lo rivela il famoso mandato del Partito comunista jugoslavo, che dimostra come i dirigenti del partito non volessero tollerare l'esistenza di strutture politiche e forze militari che non accettassero di essere subordinati al movimento di liberazione slavo. A Trieste, in quei giorni, partigiani italiani furono uccisi perchè a fianco della bandiera jugoslava volevano mettere anche quella italiana, ma questo fu impedito. Stessa sorte ebbero città come Gorizia e Fiume. A Fiume, in particolare, furono perseguiti non solo i membri del CNL, ma anche persone che aderivano a quel movimento autonomista fiumano che si rifaceva alla lotta per lo Stato libero di Fiume combattuta nel primo dopoguerra contro D'Annunzio e il suo progetto d'annessione della città all'Italia.
torna suNel mese di maggio del 1945 l'OZNA, la polizia politica e di sicurezza yugoslava, calcolò di aver effettuato circa 10.000 arresti. La popolazione civile, memore delle foibe del '43, accolse nel modo più tragico gli arresti ed il panico prese il sopravvento. Le autorità locali jugoslave compresero l'ondata di terrore e decisero di ottenere informazioni sugli arresti, ma per i vertici del Partito comunista jugoslavo di Belgrado l'esigenza di controllo sul territorio a qualsiasi costo, rispetto alla ricerca del consenso popolare, aveva la precedenza.
Va seguito il principio di non concedere subito troppa democrazia, dal momento che più tardi sarà più facile ampliarla che ridurla.
I carcerati, riconosciuta una qualsiasi colpevolezza, venivano o uccisi e gettati nelle foibe o, nella maggior parte dei casi, trasferiti in campi di prigionia jugoslavi (si ricordi quello di Borovnica). La popolozione italiana fu la protagonista di quei giorni: per essere condannati bastava essere riconosciuti come nemici del nuovo potere comunista jugoslavo. Fascisti, presunti fascisti, figure locali di spicco, partigiani italiani furono arrestati e condannati (si ricordino ancora i partgiani del battaglione «Giovanni Zol», che pretendevano di ricevere ordini solo dal Pci di Trieste). Le foibe del 1945 fecero esplicitamente capire alla popolazione italiana le mire annessionistiche di quelle terre alla Jugoslavia da parte delle truppe titine. Non si mirava solo all'epurazione dal fascismo di quelle terre, ma ad una cacciata nei confronti della popolazione italiana, che ben presto si vide costretta ad affrontare un tragico esodo.
torna suAlle domande: quante furono le vittime delle foibe? Quanti furono i deportati e gli uccisi in prigionia? La storiografia ancora oggi non trova una risposta esatta, bisogna però ammettere che, purtroppo, troppo spesso, questo argomento ha suscitato più interesse dei fatti. Il dibattito tra gli studiosi ha portato ad un risultato numerico che varia tra poche centinaia a migliaia di vittime. Ancora peggio è il tentativo di alcuni di etichettare il caso storico delle foibe come “genocidio” o “pulizia etnica”, termini che evocano tragedie europee dialtre persecuzioni e altri stermini . Nostro fine, invece, non è creare confusione ma delineare una stima che sia più chiara possibile.
Giacomo Scotti in “Dossier Foibe” avverte che alcuni dei cadaveri trovati nelle foibe erano anche partigiani sloveni, che, nel periodo della contro offensiva tedesca del 1943, furono gettati dai fascisti italiani e dai militari nazisti.
A voler parlare di numeri ci affidiamo ad un confronto su diverse fonti, ad esempio quelli condotti da Roul Pupo in “Foibe” o Gianni Oliva in “Foibe”; in questo modo dovremmo capire meglio quanto sia difficile trarre una stima esatta.
torna suRoul Pupo in “Foibe”
- Foibe 1943
- salme recuperate 217 (116 civili e 18 militari), ma i presunti scomparsi risultano 500. Le ricerche furono condotte dai vigili del fuoco di Pola
- Foibe 1945
- scomparse 500 accertati 241 , città di Gorizia.
- Salme recuperate 464, ricerche effettuate dall'esercito alleato nel 1948, nei territori di Trieste e Gorizia.
- Secondo l'Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione
- 933, a Trieste e Gorizia.
- Salme 865 secondo la stampa locale del 1948, solo nella città di Trieste.
- Dagli schedari americani del 1945 1400 erano gli scomparsi a Gorizia e 1376 a Trieste.
- Secondo l'ufficio addetto alle persone scomparse dell'esercito alleato
- nel 1947, 3419 erano le rischieste d'informazione inoltrate da familiari che non avevano da tempo notizie di parenti e amici.
Gianni Oliva in “Foibe”;
- Da un rapporto angloamericano del 1945,
- 17000 arrestati
- 8000 rilasciati
- 6000 internati
- 3000 morti; nella città di Trieste.
- Dal medesimo rapporto angloamericano del 1945
- 3500 arrestati
- 1750 rilasciati
- 1250 scomparsi; nella città di Gorizia.
- Secondo l'ufficio addetto alle persone scomparse dell'esercito alleato del 1947
- 1492 persone scomparse a Trieste e 1100 a Gorizia.
- Secondo Centro studi adriatici, da segnalazioni fatte dalle associazioni degli esodi istriani, nell'Albo d'oro si calcola che:
- 994 salme esumate da foibe
- 326 vittime accertate ma non recuperate
- 5643 vittime presunte ma non accertate di queste 3500 nelle cavità di Basovizza e 149 nella foiba di opicina
- 3174 vittime nei campi di concentramento
- un totale di 10137.